quarta-feira, 19 de fevereiro de 2025

PREFAZIONE al romanzo L'EREDITÀ, Il Sangue della Terra di ALMA WELT

(Di GUILHERME DE FARIA)


Questo è il primo romanzo di Alma Welt e mi sembra grandioso. Un romanzo autobiografico. Una saga familiare. Ambientato nella pampa della sua terra natale, questo libro merita, come pochi altri, il nome di romanzo. Un romanzo...romantico, nella grande tradizione della letteratura romantica.
L'ultima grande paroliera del XX secolo, come di solito la chiamo, la poetessa Alma Welt, affronta la sua narrazione con il lirismo che le è caratteristico, spesso lacerato, come una canzone, in vari momenti poesia in prosa, musicale come una rapsodia, in altri come una sinfonia. Ascoltiamo la musica che lei vuole offrirci, farci sentire. Come il rumore del vento minuano, come lo scricchiolio delle porte e delle pareti rotanti. Sentiamo il mistero e la bellezza della vostra terra, della vostra casa, delle vostre origini. Ci commuove il suo amore per la sua terra, per la Pampa che si estende come il mondo intorno a casa sua, e dove galoppa accompagnata dalla sua Aline, come due “centaurine”, nudi e aggraziati. Raramente ho trovato in un romanzo momenti così belli come in questi paragrafi. Alma Welt non si vergogna di essere romantica, perché sa di essere l'erede di una grande tradizione legata al suo sangue germanico. Ci conduce, come Hoffmann, attraverso i corridoi della sua casa, attraverso i sotterranei delle misteriose cantine. Come Goethe, ci fa passeggiare nei giardini che circondano la casa, in un idillio con quell'altra bellissima donna, Aline, incoronata di fiori. I bambini, come api, svolazzano intorno a noi, vivaci e adorabili. Ci immergiamo con raro piacere in questo universo weltiano, seguendo i voli, le divagazioni, le fantasticherie e i ricordi reali dell'autore-personaggio. Oppure l'autore-protagonista. Ci seduce con il suo universo, attraverso la prospettiva di bellezza con cui vede la sua vita quotidiana, che non ci è estranea, perché è vera, sottile, umana, senza raffinatezza, senza artificiosità. Alma Welt non vuole essere magra. Lo è per l'altezza del suo pensiero chiaro, per l'evidente purezza del suo cuore romantico. Ama appassionatamente. E con un erotismo esplicito, ma al tempo stesso elevato, per la superiore estetica con cui viene descritto, con naturalezza, senza secondi fini. Si imbatte nel sesso, come accade nella vita, e non si volta dall'altra parte. Lei lo guarda con desiderio. Ama l'amore e il sesso e ci invita a partecipare alla sua incantevole intimità, con una libertà accattivante che ci seduce. Come un'eroina moderna della libertà e del piacere del sesso, goduto con dignità e con quel pizzico di mistero che il sesso nasconde sempre con quelle piccole attraenti perversioni, di cui lei ci fa vedere la bellezza, permettendoci così di riconoscerle in noi stessi. Questa è la sua delicatezza: amare così tanto l'essere umano che la sua accettazione da parte sua sia piena, quasi totale. Soltanto il male lei rifiuta, lo denuncia come qualcosa di estraneo all'umano, che si intromette e sconvolge in questa vita. Erede dell'idealismo tedesco, siamo toccati dalla sua visione altamente umanistica, che nobilita l'uomo attraverso il suo impegno incondizionato verso la sua purezza originaria, verso la sua bellezza ereditata dagli dei, se non da Dio.
Inoltre, ci commuove con una qualità rara, il candore, a cui non rinuncia nemmeno nella sua lucidità critica. Come avrebbe potuto allora questa piccola Eva mantenere la sua purezza, dopo aver morso la mela della ragione, senza sentirsi costretta a coprire il suo sesso con la mano? Questo è ciò che più mi colpisce del tuo testo. L'orgoglio con cui si espone, come una ninfa, spesso come una ragazza dispettosa, piena di deliziosa innocente malizia. L'anima ama certe ambiguità, certi paradossi, per quanto eleganti. Deve quindi amare Oscar Wilde, al quale non rispecchia tanto lo stile, quanto lo spirito di certi atteggiamenti, poiché in lei non c'è alcun dandismo. È semplice, mai elaborato. Mai art-nouveau, se non per il suo aspetto simbolista meno formale. Mi ricorda più l'Emily Brontë delle brughiere che l'inglese dei salotti e dei casinò. Ama Turner, nelle sue praterie, più dell'impressionismo da cui è disceso. Ascoltiamo Shumann, ma soprattutto Mendelssohn nelle sue orchestrazioni di parole, evocative di splendidi paesaggi. Alma Welt ci delizia.
Infine, non resta che evocare l'omaggio che rende, consapevolmente o meno, al grande autore di “O Tempo e o Vento”, il nostro Érico Veríssimo, omaggio che non può negare, in quanto autore del Rio Grande do Sul. Preparatevi ad entrare nel cuore di questa terra favolosa, la Pampa, in un ranch, una villa un po' infestata, battuta dai minuano, carica di ricordi eroici e tragici di battaglie rivoluzionarie.e dove ci sembra di vedere l'ombra di Anita Garibaldi proiettata, in un lampo, sulle spettrali pareti bianche.

San Paolo, 08/12/2004
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  Ex-libris realizzato in litografia da Guilherme de Faria, su richiesta dell'autore in occasione del loro incontro. Il motto latino AD AUGUSTA PER ANGUSTA significa "Raggiungere risultati magnifici attraverso sentieri stretti". La cosa curiosa è che consente una traduzione letterale molto legittima: "ad Augusta per l'angoscia", suggerendo lo stato d'animo della poetessa durante il suo autoesilio a San Paolo, in una traversa molto vicina a Rua Augusta, poco dopo la morte del padre (Vati) nella sua fattoria nel Rio Grande do Sul.  

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